Anna Magnani

Benvenuti nel sito del quartiere Morena - Roma

Questa pagina è stata redatta dagli studenti della scuola media "Anna MAGNANI" di Morena - Il comitato di quartiere ringrazia.  *http://fontanileanagnino.too.it  *http://utenti.romascuola.net/magnani

Il nostro quartiere:

Morena

DOVE SIAMO

Il quartiere dove viviamo, e dove si trova anche la nostra scuola, si chiama Morena.
Fa parte del comune di Roma ed è situato all’estrema periferia sud- est , fuori del Grande Raccordo Anulare, vicino al Comune di Ciampino, tra la via Appia e la via Tuscolana.

COSA VEDIAMO INTORNO A NOI

E’ un quartiere nuovo, nato negli ultimi decenni, dove si possono vedere quasi soltanto palazzine di recente costruzione. Anche la nostra scuola è un grande edificio moderno, così come la chiesa della nostra parrocchia, S. Anna.

Le strade, spesso senza uscita, sono diventate ormai troppo piccole e strette per sopportare il traffico del quartiere; così, molte volte, negli orari di punta, si creano lunghe code di automobili. I loro nomi (via Vigne di Morena, via del Fontanile Anagnino, segnata in rosso,via Casale Agostinelli) ci ricordano che questa, in passato era una zona agricola. Infatti, qua e là tra i palazzi, si trovano, ancora, dei tratti di campagna coltivati a vite o a orto.

Girando per il quartiere si possono vedere anche costruzioni più antiche; quella più vicina alla nostra scuola è la Torre di Morena.
E’ una torre costruita, probabilmente tra il XIII e il XIV secolo, ma in seguito vi sono stati costruiti accanto altri edifici.
E’ formata da piccoli blocchi di peperino, una roccia di origine vulcanica molto comune dalle nostre parti, frammenti di marmo e mattoni. Il tetto fu sicuramente restaurato ed è quindi più recente. Su tutti i lati si vedono piccole finestre e feritoie.
All’interno è rimasta una scala in muratura fino al primo piano, un camino con la cappa che arriva fino al tetto e i resti di tre piani in legno.

UN PO’ DI STORIA

Il nome del nostro quartiere sembra probabilmente derivare dal cognome di un antico romano, Varro Murena, proprietario del terreno.
Sul nostro territorio, per secoli, non si formò nessun centro abitato, perché la mancanza di alture non consentiva un’adeguata difesa.
I primi villaggi si formarono quindi sui Colli Albani e poi sui famosi “Sette Colli” di Roma.
I ritrovamenti archeologici sembrano dimostrare che la nostra zona ha iniziato ad essere popolata intorno al VII secolo a.C. Si tratta di semplici fattorie o case coloniche di famiglie di contadini che coltivavano i campi.
Nei secoli seguenti Roma diventò una città sempre più grande ed importante, la sua popolazione aumentò. I prodotti agricoli coltivati su queste terre, soprattutto cereali, legumi e, più tardi vite e olivo, diventarono preziosi; venivano trasportati e venduti a Roma.
Un’altra risorsa importante , ampiamente sfruttata dagli antichi romani, sono i banchi rocciosi di origine vulcanica.
Milioni di anni fa, infatti, tutta la zona dei Colli Albani era un grandissimo vulcano, l’antico vulcano laziale. Gli attuali laghi di Albano e di Nemi non sono altro che i crateri secondari e più esterni del vulcano.
Tutta la zona quindi è costituita da rocce e pietre di origine vulcanica, formate dalla lava e dalle ceneri eruttate dal vulcano.
Tufo, selce, peperino furono le pietre usate dai romani per costruire mura, edifici, acquedotti, per pavimentare le strade, per costruire le mole dei mulini.
In queste zone le cave, da dove si estraevano queste pietre, furono numerose tanto da lasciare il nome ad alcune frazioni: Cava de’ Selci., S. Maria delle Mole.

TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA (E MOLTE PASSAVANO DI QUI)

Fin dall’antichità, la zona di Morena e le pianure circostanti, furono attraversate da molte strade, che collegavano i centri abitati o permettevano di raggiungere luoghi anche lontani.

Una delle più antiche era la via Latina, così chiamata perché attraversava il territorio dei popoli latini. Da Roma permetteva di arrivare sui Colli Albani, e poi, percorrendo la valle del Sacco e del Liri, proseguiva e raggiungeva Artena, Anagni, Ferentino, Frosinone, Ceprano, Equino, Cassino, Teano, Calvi e Capua.
In realtà, nel costruirla, i Romani non fecero altro che seguire un percorso, nato spontaneamente in epoca preistorica.
Il suo percorso è praticamente ricalcato, nel primo tratto, dall’attuale via Anagnina.

Un’altra via molto antica ed importante è la via Cavona. Questa strada per millenni ha collegato l’Abruzzo interno con la costa laziale e permetteva ai pastori di spostarsi con le greggi dalle zone montane a quelle di pianura.
Non fu mai abbandonata e infatti molte strade di oggi ne seguono ancora il tracciato.
Nel suo lungo percorso prende diversi nomi: via Marittima, via Doganale. Qui ha assunto il nome di Cavona probabilmente dal termine cavoni, cioè le strette valli scavate dai corsi d’acqua, che la strada incontrava in questo tratto del percorso.

Nel periodo medievale lungo questa via, nell’attuale comune di Ciampino, fu costruito un mulino, la Mola Cavona, che fino ai primi anni del 1900 ha funzionato grazie alle acque di un fosso antichissimo, il fosso dell’acqua Mariana.



La più famosa è stata però sicuramente la Via Appia.
Prese il suo nome dal console Appio Claudio che nel 312 a.C. iniziò la costruzione di una nuova strada che, passando vicino alla costa, doveva raggiungere Capua, in Campania.
In seguito, nel 268 a.C. , venne prolungata fino a Benevento e, nel 191 a.C. raggiunse Brindisi, il principale porto per la Grecia e l’Oriente.
Diventò così, per quell’epoca, la principale via di comunicazione del mondo mediterraneo.

La via Appia fu la prima strada ad essere costruita con una tecnica nuova e rivoluzionaria, che in seguito fu utilizzata dagli antichi romani per costruire tutte le strade dell’Impero Romano.
Il suo fondo, infatti, è costituito di grandi pietre levigate e ben combacianti tra loro e questo permetteva ai mezzi di trasporto a ruote di circolare in qualsiasi condizione atmosferica.
Il suo percorso è quasi sempre rettilineo e la larghezza di quasi tre metri permetteva la circolazione contemporanea nei due sensi. Lungo i lati era affiancata da percorsi pedonali ed era servita da pietre miliari che, come i nostri moderni cartelli stradali, fornivano informazioni utilissime ai viaggiatori.
Per tutti questi motivi l’Appia sarà chiamata Regina Viarum , cioè la regina delle strade, e rimarrà tale per molti secoli.

Lungo la Via Appia è possibile vedere numerosissimi monumenti o resti di costruzioni, di epoche diverse: acquedotti, ville, chiese, catacombe, mausolei, circhi. E’ un vero e proprio museo a cielo aperto.

IL FOSSO DELL’ACQUA MARIANA

Questo corso d’acqua era molto importante per il territorio e la città di Roma, tanto che dal suo nome sembra essere venuto il termine “marrana”, che indica appunto un canale, un fosso.
Il corso è alimentato dalle acque che scaturiscono dalle falde dei Colli Albani, tra Marino e Grottaferrata.
Nel 1122 il Papa Callisto II, proprio qui a Morena, fece deviare il suo corso per immetterlo nell’antico acquedotto Claudio e per far arrivare le sue acque fino a Roma. Qui venivano utilizzate per irrigare i terreni nei pressi della Basilica di S. Giovanni in Laterano. Lungo questo cammino le acque servivano anche a far funzionare numerosi mulini.

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