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DOVE SIAMO
Il quartiere
dove viviamo, e dove si trova anche la nostra scuola, si chiama
Morena. Fa parte del comune di Roma ed è situato all’estrema
periferia sud- est , fuori del Grande Raccordo Anulare, vicino al
Comune di Ciampino, tra la via Appia e la via Tuscolana. | |
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COSA VEDIAMO INTORNO A NOI
E’ un quartiere nuovo, nato negli ultimi decenni, dove si
possono vedere quasi soltanto palazzine di recente costruzione.
Anche la nostra scuola è un grande edificio moderno, così come la
chiesa della nostra parrocchia, S. Anna.
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Le strade, spesso
senza uscita, sono diventate ormai troppo piccole e strette per
sopportare il traffico del quartiere; così, molte volte, negli orari
di punta, si creano lunghe code di automobili. I loro nomi (via
Vigne di Morena, via del Fontanile Anagnino, segnata in rosso,via
Casale Agostinelli) ci ricordano che questa, in passato era una zona
agricola. Infatti, qua e là tra i palazzi, si trovano, ancora, dei
tratti di campagna coltivati a vite o a orto.
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Girando per il
quartiere si possono vedere anche costruzioni più antiche; quella
più vicina alla nostra scuola è la Torre di Morena. E’ una torre
costruita, probabilmente tra il XIII e il XIV secolo, ma in seguito
vi sono stati costruiti accanto altri edifici. E’ formata da
piccoli blocchi di peperino, una roccia di origine vulcanica molto
comune dalle nostre parti, frammenti di marmo e mattoni. Il tetto fu
sicuramente restaurato ed è quindi più recente. Su tutti i lati si
vedono piccole finestre e feritoie. All’interno è rimasta una
scala in muratura fino al primo piano, un camino con la cappa che
arriva fino al tetto e i resti di tre piani in legno.
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UN PO’ DI STORIA
Il nome
del nostro quartiere sembra probabilmente derivare dal cognome di un
antico romano, Varro Murena, proprietario del terreno. Sul
nostro territorio, per secoli, non si formò nessun centro abitato,
perché la mancanza di alture non consentiva un’adeguata difesa.
I primi villaggi si formarono quindi sui Colli Albani e poi sui
famosi “Sette Colli” di Roma. I ritrovamenti archeologici
sembrano dimostrare che la nostra zona ha iniziato ad essere
popolata intorno al VII secolo a.C. Si tratta di semplici fattorie o
case coloniche di famiglie di contadini che coltivavano i campi.
Nei secoli seguenti Roma diventò una città sempre più grande ed
importante, la sua popolazione aumentò. I prodotti agricoli
coltivati su queste terre, soprattutto cereali, legumi e, più tardi
vite e olivo, diventarono preziosi; venivano trasportati e venduti a
Roma. Un’altra risorsa importante , ampiamente sfruttata dagli
antichi romani, sono i banchi rocciosi di origine vulcanica.
Milioni di anni fa, infatti, tutta la zona dei Colli Albani era
un grandissimo vulcano, l’antico vulcano laziale. Gli attuali laghi
di Albano e di Nemi non sono altro che i crateri secondari e più
esterni del vulcano. Tutta la zona quindi è costituita da rocce
e pietre di origine vulcanica, formate dalla lava e dalle ceneri
eruttate dal vulcano. Tufo, selce, peperino furono le pietre
usate dai romani per costruire mura, edifici, acquedotti, per
pavimentare le strade, per costruire le mole dei mulini. In
queste zone le cave, da dove si estraevano queste pietre, furono
numerose tanto da lasciare il nome ad alcune frazioni: Cava de’
Selci., S. Maria delle Mole.
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TUTTE LE STRADE PORTANO A ROMA
(E MOLTE PASSAVANO DI QUI)
Fin dall’antichità, la zona di
Morena e le pianure circostanti, furono attraversate da molte
strade, che collegavano i centri abitati o permettevano di
raggiungere luoghi anche lontani.
Una delle più antiche era
la via Latina, così chiamata perché attraversava il territorio dei
popoli latini. Da Roma permetteva di arrivare sui Colli Albani, e
poi, percorrendo la valle del Sacco e del Liri, proseguiva e
raggiungeva Artena, Anagni, Ferentino, Frosinone, Ceprano, Equino,
Cassino, Teano, Calvi e Capua. In realtà, nel costruirla, i
Romani non fecero altro che seguire un percorso, nato spontaneamente
in epoca preistorica. Il suo percorso è praticamente ricalcato,
nel primo tratto, dall’attuale via Anagnina.
Un’altra via
molto antica ed importante è la via Cavona. Questa strada per
millenni ha collegato l’Abruzzo interno con la costa laziale e
permetteva ai pastori di spostarsi con le greggi dalle zone montane
a quelle di pianura. Non fu mai abbandonata e infatti molte
strade di oggi ne seguono ancora il tracciato. Nel suo lungo
percorso prende diversi nomi: via Marittima, via Doganale. Qui ha
assunto il nome di Cavona probabilmente dal termine cavoni, cioè le
strette valli scavate dai corsi d’acqua, che la strada incontrava in
questo tratto del percorso.
Nel periodo medievale lungo
questa via, nell’attuale comune di Ciampino, fu costruito un mulino,
la Mola Cavona, che fino ai primi anni del 1900 ha funzionato grazie
alle acque di un fosso antichissimo, il fosso dell’acqua Mariana.
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La più famosa è stata però
sicuramente la Via Appia. Prese il suo nome dal console Appio
Claudio che nel 312 a.C. iniziò la costruzione di una nuova strada
che, passando vicino alla costa, doveva raggiungere Capua, in
Campania. In seguito, nel 268 a.C. , venne prolungata fino a
Benevento e, nel 191 a.C. raggiunse Brindisi, il principale porto
per la Grecia e l’Oriente. Diventò così, per quell’epoca, la
principale via di comunicazione del mondo mediterraneo.
La
via Appia fu la prima strada ad essere costruita con una tecnica
nuova e rivoluzionaria, che in seguito fu utilizzata dagli antichi
romani per costruire tutte le strade dell’Impero Romano. Il suo
fondo, infatti, è costituito di grandi pietre levigate e ben
combacianti tra loro e questo permetteva ai mezzi di trasporto a
ruote di circolare in qualsiasi condizione atmosferica. Il suo
percorso è quasi sempre rettilineo e la larghezza di quasi tre metri
permetteva la circolazione contemporanea nei due sensi. Lungo i lati
era affiancata da percorsi pedonali ed era servita da pietre miliari
che, come i nostri moderni cartelli stradali, fornivano informazioni
utilissime ai viaggiatori. Per tutti questi motivi l’Appia sarà
chiamata Regina Viarum , cioè la regina delle strade, e rimarrà tale
per molti secoli.
Lungo la Via Appia è possibile vedere
numerosissimi monumenti o resti di costruzioni, di epoche diverse:
acquedotti, ville, chiese, catacombe, mausolei, circhi. E’ un vero e
proprio museo a cielo aperto.
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IL FOSSO DELL’ACQUA MARIANA
Questo corso d’acqua era molto importante per il territorio
e la città di Roma, tanto che dal suo nome sembra essere venuto il
termine “marrana”, che indica appunto un canale, un fosso. Il
corso è alimentato dalle acque che scaturiscono dalle falde dei
Colli Albani, tra Marino e Grottaferrata. Nel 1122 il Papa
Callisto II, proprio qui a Morena, fece deviare il suo corso per
immetterlo nell’antico acquedotto Claudio e per far arrivare le sue
acque fino a Roma. Qui venivano utilizzate per irrigare i terreni
nei pressi della Basilica di S. Giovanni in Laterano. Lungo questo
cammino le acque servivano anche a far funzionare numerosi mulini.
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