

Domenica 13 Dicembre 2009
di CLAUDIO MARINCOLA
Nella giungla dei cartelloni selvaggi ce ne è uno che si
distingue. E’ spuntato tra la sera e la mattina, proprio come un’erba selvatica,
al centro del marciapiede di via dei Sette Metri, zona Morena, (X Municipio). E’
un monumento al degrado, una caduta di civiltà. Testimonia disprezzo per il
Codice della strada e l’impotenza dei vigili urbani chiamati in questa fase di
“riorganizzazione” del settore a segnalare le irregolarità senza poterle
sanzionare.
Lo hanno piantato sul percorso tattile per i non vedenti. Non al centro della
striscia sensoriale ma proprio accanto, quasi impossibile da evitare. Una
trappola, insomma.
Quando è arrivata la segnalazione, Fabio Dopino, presidente del Comitato di
quartiere Torre di Mezzavia, non voleva crederci. Poi ha verificato di persona.
Commenta: «Le ditte pubblicitarie non si chiedono se sono autorizzate o meno. Se
possono o non possono metterlo. Lo mettono e basta, senza un controllo
preventivo. Pagano e si sentono in diritto di piantare gli impianti dove
vogliono e dove capita. Non stupiamoci se poi finiscono anche lungo i percorsi
per i non vedenti».
Chiariamo. Il primato dei cartelloni abusivi è sempre appartenuto a Roma. A
prescindere dal colore delle giunte che nei vari anni l’hanno amministrata.
Frutto di fattori diversi. Intrecci, lobby, interessi elettorali, scarso senso
del bene comune, lassismo. In questi ultimi mesi questo sgradito primo posto in
classifica si è consolidato per effetto dell’“autocertificazione”, una delle
nuove procedure adottate dal servizio Affissioni e pubblicità.
«Ho presentato un denuncia contro ignoti alla magistratura per attentato alla
incolumità pubblica, violazione della legge sulle barriere architettoniche e
violazione del regolamento affissioni diffidando il comune alla immediata
rimozione del cartello», fa sapere il consigliere pd Athos De Luca, che è un po’
il paladino di questa lotta. E dice ancora: «La città è aggredita senza alcun
rispetto per legalità, sicurezza pubblica, decoro e rispetto dei cittadini. Il
suolo pubblico e l’ambiente e i beni paesaggistici e architettonici sono un bene
dello Stato e di tutti i cittadini che oggi viene usato da una orda di nuovi
barbari segno di un degrado civile e culturale senza precedenti».
Ci sono i cartelloni ma anche altre barriere alle quali ci si è ormai abituati.
Il nuovo regolamento, ad esempio, ha tolto di mezzo gli striscioni. Ma i
tralicci piantati nel terreno e alti 6 metri sono rimasti. Qualche tempo fa ai
vigili urbani arrivò la segnalazione di un residente di via di Portonaccio. I
pali arrivavano all’altezza del suo balcone. Temeva che i ladri potessero usarli
per entrargli in casa. Stanno ancora lì, nessuno li ha tolti.
In via dei Sette Metri il rischio è un altro. Il problema principale dei
cartelloni per noi non vedenti - spiega Fabrizio Marini, consigliere dell’Unione
italiana ciechi e ipovedenti - ;è quando vengono piantati in mezzo al
marciapiede. Se il nostro bastone si inserisce tra i due pali rischiamo di non
individuarli e finirci contro. E sono dolori».
Poi c’è la questione, per così dire, morale. «Quel cartellone messo sul percorso
tattile per noi è abbastanza frustrante - ammette Fabrizio, 34 anni, residente a
Morena - eppure Roma, rispetto alle altre città italiane, ha fatto molti passi
avanti. Anche per obbligo di legge (Dpr 503 del 1996). Ciò che serve a noi può
migliorare la vita anche ai pedoni».